Turning Red: come panda rossi tra due mondi
La Pixar ha abituato il pubblico, sin dagli esordi, ad accogliere personaggi, vicende e ambientazioni molto diverse rispetto a quelle proposte dagli studi che l’hanno preceduta e che, nel tempo, l’hanno affiancata nel sempre più competitivo panorama del cinema d’animazione statunitense. A distinguerla non sono solo metodiche produttive specifiche, come il Braintrust, ovvero un processo di messa a punto delle storie basato sull’onestà e la trasparenza, brevettato durante la creazione di Toy Story 2 (1999), in cui i professionisti erano invitati a esprimere liberamente osservazioni sulla produzione in corso (Wise 2014), ma anche la continua ricerca di nuove identità visive e autoriali attraverso i corti e progetti specializzati come “Sparkshot”, che nel 2009 ha dato vita a titoli di rilievo come The Burrow (it. La tana), pensati per scoprire nuovi talenti e sperimentare tecniche e tecnologie innovative (Shellong 2019). Ciò che più di tutto differenzia la Pixar dai suoi competitori, tuttavia, è l’approccio alle storie.
Gran parte della tradizione del lungometraggio animato si è fondata a lungo su cosiddette “storie oggettive”, quelle tipiche delle fiabe, introdotte dal classico “C’era una volta”, in cui il fulcro è l’azione e la performance dei personaggi: ciò che accade ai soggetti e la loro interiorità hanno scarso rilievo. In altre parole, in queste narrazioni oggettive la soggettività resta marginale. Pixar, al contrario, si è distinta per l’accento riflessivo, interiorista ed esperienziale che ha saputo imprimere ai propri racconti. Come scrive Christian Uva (2017), i protagonisti dei film Pixar intraprendono un viaggio che “conduce i personaggi a fare i conti con le proprie origini e la propria natura andando alla scoperta non tanto di nuovi universi, quanto del mondo a cui appartengono ma che non conoscono, o in cui non si riconoscono, perché soggetto a cambiamenti sempre più repentini”. Non si tratta, dunque, di un viaggio che valorizza la meta, ma nell’esperienza stessa del soggetto. È in questa chiave che vanno letti film come Toy Story (1995), Cars (2006), Gli Incredibili (2004), Up (2009), Wall-E (2008), o Luca (2001) o caso ancora più emblematico Inside Out (2014): opere che esplorano soggettività diverse, umane e non umane, con l’obiettivo non tanto di rappresentare il mondo esteriore, quanto di indagare quello interiore.
Un film forse meno discusso, ma altrettanto rilevante in termini di rappresentazione esperienziale ed emotivo, è Turning Red di Domee Shi, l’autrice premio Oscar 2019 per il cortometraggio Bao (2018) nata a Chongqing nel 1989. Il film parla di adolescenza: è la vicenda di Mei Lee, giovane figlia di immigrati cinesi, in costante conflitto con la madre Ling, soprattutto riguardo al desiderio di assistere al concerto della sua boy band preferita. A complicare le cose interviene una “maledizione” ancestrale della famiglia che costringe Mei a trasformarsi in un panda rosso ogni volta che perde il controllo delle proprie emozioni.
La pellicola è stata ampiamente elogiata per la rappresentazione della comunità sino-americana (Hood 2022; Ma 2022; Yuen 2022), ormai pienamente parte integrante della società statunitense. Storicamente, l’audiovisivo americano ha raffigurato le comunità cinesi attraverso stereotipi, talvolta caricaturali: dai visi gialli, all’eredità iconica di Bruce Lee e Jackie Chan, che hanno contribuito a fissare l’immagine del cinese come maestro di arti marziali (Dong et al. 2022). Basti pensare a opere come Kung Fu Panda (2008) dello studio DreamWorks, che sì vuole celebrare la Cina, eppure riduce l’esperienza culturale a una rappresentazione marziale, o ancora al caso di Mulan (1998): il film Disney, a differenza della ballata originale, trasforma il racconto in una parabola individualista e solipsistica, valori più cari al pubblico statunitense, inserendo elementi culturali cinesi più a scopo ludico che narrativo (Hui 2020). In entrambi i casi, le produzioni sono state guidate da team americani che hanno attinto a ricerche esterne, spesso cadendo in rappresentazioni stereotipiche (Behm-Morawitz & Ta 2014; Voort 2020).
Al contrario, Domee Shi ha lavorato fianco a fianco con Julia Choo, sceneggiatrice anch’essa di seconda generazione asiatica, attingendo a esperienze personali e collettive. Ciò ha reso Turning Red in grado di rappresentare una generazione sospesa tra istanze diverse: in primis vi è la ricerca di un’identità adulta e individuale, l’appartenenza a un forte retaggio culturale nel film simbolizzato dalla “maledizione” del panda rosso, un lascito culturale dal quale non vi è scampo. Come non vi è scampo dalla crescita, e dunque dall’adolescenziale letta anche come metafora biologica del ciclo mestruale; ma il film tiene insieme anche il confronto con l’attrazione verso simboli e mode della cultura americana, come la musica e le boy band.
Questa tensione si articola anche sul piano generazionale: da un lato la vecchia generazione conservatrice, dall’altro la società americana, distante dall’esperienza familiare tradizionale, e nel mezzo i giovani di seconda generazione, divisi tra amore filiale sia nei confronti dei genitori ma anche della propria cultura genitrice, e desiderio di integrazione. Il film Pixar rende visibile questo conflitto attraverso scelte estetiche e figurative: gli interni e gli oggetti della casa di Mei, impregnati di cultura cinese, si contrappongono all’estetica vaporwave e pop di fine anni Novanta e Duemila, con numerosi riferimenti metanarrativi a prodotti audiovisivi che hanno formato quella generazione. Troviamo dunque citazioni a Sailor Moon (1992), i film Ghibli come Il mio vicino Totoro (1988), o Dragon Ball (1986), i combattimenti tra Kaiju, creature colossali, oppure cameo di personaggi di videogiochi come The Legend of Zelda e Pokémon, ma anche opere occidentali come In viaggio con Pippo (1995) o i romanzi di Twilight (2005), particolarmente in voga nei primi decenni del Duemila, quando l’autrice affronta, come Mei, gli anni da teenager. Si tratta di un immaginario transnazionale che ha unito giovani asiatici e occidentali, cresciuti tra due millenni e che fungono da esca narrativa per arrivare a chi, tra il pubblico, è stato parte di quell’esperienza, indipendentemente dalla provenienza.
Lo studio Pixar, dunque, è riuscito a dare una voce importante tramite il film non solo ad una minoranza etnica mal rappresentata, ma anche tematizzare i temi universali del senso di appartenenza e del conflitto generazionale, offrendo una narrazione che evita i cliché e che ci fornisce un’ulteriore prova invece, della delicatezza, il realismo e la profondità emotiva di cui lo studio riesce a infondere le sue opere.
Riferimenti
Behm-Morawitz, Elizabeth, e David Ta. «Cultivating virtual stereotypes?: The impact of video game play on racial/ethnic stereotypes». Howard Journal of Communications, vol. 25, fasc. 1, 2014, pp. 1–15.
Dong, Kexin, et al. «The Development of Asian Characters’ Stereotypes of Ethnic Identity and Cultural Representation in American Films». Conferenza. 2022 8th International Conference on Humanities and Social Science Research.
Hood, Laura. «Turning Red’s portrayal of ancestor worship highlights an important part of Chinese culture». The Conversation, 2022, https://theconversation.com/turning-reds-portrayal-of-ancestor-worship-highlights-an-important-part-of-chinese-culture-179796.
Hui, Jessie. «Chinese Representation in Popular North American Films». Radical Imagination, vol. 2, fasc. 1, 2020,https://popcultradimagination.wordpress.com/wp-content/uploads/2020/09/hui-2020-chinese-representation-in-popular-north-american-films-1.pdf.
Ma, Vivian. «How Pixar’s ‘Turning Red’ Represents Chinese Immigrant Teens». Chinosity, 2022,https://www.chinosity.com/2022/04/05/how-pixars-turning-red-represents-chinese-immigrant-teens/.
Schellong, Megan. «Pixar’s SparkShorts Ignite More Diversity in Animation». KQED, 18 aprile 2019,https://www.kqed.org/pop/111128/pixars-sparkshorts-ignite-more-diversity-in-animation).
Uva, C. Il sistema Pixar. Il mulino, 2017. Arti XX/XXI.
Voort, Cecile. Asian Representation in American Films. 2020. Universiteit Leiden, MA Asian Studies: East Asian Studies.
Wise, Timothy. «Creativity and culture at Pixar and Disney: A comparison». Journal of the international academy for case studies, vol. 20, 2014, pp. 194–167.
Yuen, Tabitha. «“Turning Red” Made Me Feel Understood As a Chinese-American Teen». TeenVogue, 2022,https://www.teenvogue.com/story/turning-red-made-me-feel-understood-as-a-chinese-american-teen.




